Il riscaldamento globale ha causato un significativo allungamento della durata dello stress da caldo, rappresentando una minaccia crescente per la produttività e la redditività delle aziende che allevano bovine da latte.

Figura 1: Dati Ispra aggiornati a settembre 2025 relativi alle temperature medie annue in aumento.

Figura 2: I giorni torridi sono definiti come giorni con temperatura massima dell’aria maggiore di 35 °C. Il fenomeno si sta intensificando e rendendo la normalità.

Figura 3: Le notti tropicali sono caratterizzate dalla temperatura minima dell’aria superiore ai 20°C. Le vacche, solitamente, durante il periodo estivo si ristorano durante la notte, si alimentano e ruminano, ma quando la temperatura rimane al di sopra del range di termoneutralità queste azioni vengono limitate perché i livelli di stress non scendono.
Le vacche da latte sono particolarmente sensibili a causa del loro elevato tasso metabolico, che aumenta drasticamente la produzione endogena di calore. L’esposizione prolungata a temperature superiori alla loro “zona di comfort” (generalmente tra i 5 °C e i 20 °C) impedisce loro di dissipare il calore in eccesso, portando allo stress termico. Lo stress da caldo non ha solo effetti immediati, ma può avere ripercussioni durature. Queste a loro volta sono causa di perdite di efficienza e quindi di sostenibilità economica, traducendosi in calo della produzione giornaliera e nel peggioramento della qualità del latte, oltre a dare soppressione della fertilità e a un aumento della suscettibilità alle malattie.
Il monitoraggio del Temperature-Humidity Index (THI) e dell’analisi del comportamento sono fondamentali per determinare il momento esatto in cui implementare strategie, per passare a una gestione proattiva. Per le vacche da latte ad alta produzione, la soglia di stress viene oggi identificata a un THI di 68. Superato questo valore, si osservano cali nella produzione e nella salute della mandria. Diversi autori sottolineano che il cambiamento nella composizione del latte (calo di grasso e proteine) inizia prima del declino della produzione quantitativa, non appena il THI aumenta. Monitorare il THI permette quindi di intervenire con soluzioni, gestionali e nutrizionali, prima che il danno economico diventi evidente.
Mentre il THI misura l’ambiente, l’analisi del comportamento (Animal-Based Measures) rivela come il singolo animale sta reagendo allo stress. Il calo dell’appetito è uno dei primi segnali visibili di stress termico, questo perché le fermentazioni ruminali producono calore. Mangiando meno, la bovina riduce la produzione di questo calore endogeno per evitare di sovraccaricare ulteriormente il proprio sistema di termoregolazione già in difficoltà a causa delle temperature esterne. Come ulteriore conseguenza avremo il calo del tempo di ruminazione. Tuttavia, poiché la ruminazione stimola la produzione di saliva (un tampone naturale), il suo calo segnala il momento critico per il rischio di acidosi ruminale.
Un altro comportamento ben noto è che le bovine stressate preferiscono stare in piedi per dissipare calore e aumentano la frequenza delle bevute (fino a 2-4 volte il normale).
Questi cambiamenti comportamentali suggeriscono che l’animale sta spendendo molta energia per la termoregolazione, richiedendo un intervento nutrizionale volto a sostenere il bilancio energetico e reintegrare i sali minerali persi con la sudorazione.
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Le tre soluzioni, dall’approccio modulare in funzione dell’intensità dello stress da caldo a cui le vacche sono sottoposte, sono:
Il prodotto Thermocap plus ha azione reidratante, antiinfiammatoria e raffrescante in grado di stimolare notevolmente l’assunzione di alimento e dunque permette il mantenimento delle produzioni attese dalla mandria anche nei periodi di maggior stress termico.
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