21 Settembre 2026

Chi ben comincia è già a metà dell’opera

La realtà dei fatti di ANAFIBJ

La longevità media italiana è di circa 2,8 lattazioni, questo significa che moltissime bovine vengono riformate proprio quando iniziano a ripagare i costi sostenuti per allevarle e questo non è più sostenibile.

Un altro dato che emerge è che la perdita di animali dalla nascita al primo parto è ancora molto rilevante. Parliamo di: 9,4% di mortalità nei primi 90 giorni (2025); 2,8% tra 90 giorni e 6 mesi (2025); 1,8% tra 6 e 12 mesi (2024); circa 10% tra i 12 mesi e 36 mesi. Ciò significa che prima ancora di arrivare alla prima lattazione si perde circa il 24% delle vitelle nate vive (grafico 1).

La rimonta non serve semplicemente a sostituire le vacche che escono, ma bisogna cercare di creare vacche che rimangano in stalla abbastanza a lungo da generare profitto. Ma come fare?

Grafico 1: I dati Anafibj che mettono in evidenza le percentuali di bovine decedute per fascia d’età. Sebbene la mortalità stia complessivamente aumentando dal periodo 2010-2022 è importante notare come in realtà si stia andando incontro ad una riduzione nelle fasce d’età superiore ai 24 mesi, per cui più allevamenti riescono ad avere animali che ammortizzano i costi di mantenimento delle fasi improduttive. Dal 2024 al 2026, i dati non sono ad oggi ancora completi (le bovine non hanno ancora compiuto l’età indicata). I numeri in rosso rappresentano l’insieme delle manze (azzurro, arancione, grigio e giallo) perse  nei vari stadi: 6,3% nel 2026; 13,1% nel 2025 e 18,2% nel 2024.

Grafico 2: Il grafico (fonte Anafibj) illustra la percentuale di animali che raggiungono il 2°, il 3° e il 4° parto e oltre. Le tre percentuali stanno aumentando e dunque tendenzialmente la percentuale di primipare in allevamento sta calando, e così di conseguenza la percentuale di rimonta.

Gli studi scientifici

L’idea alla base delle scelte imprenditoriali – per avere un’azienda zootecnica che funzioni in maniera corretta e che sia redditizia – è che è necessario saper governare con attenzione ogni dettaglio del ciclo di vita dell’animale, inclusa la spesso dimenticata fase di rimonta.

Le prime otto settimane di vita rappresentano un’importante finestra per migliorare le prestazioni future delle vacche. Questo è noto già dal 2014, quando Van Amburgh et al. hanno pubblicato una metanalisi che metteva in luce come esista una risposta direttamente proporzionale fra l’allevamento di vitelli sani e le successive lattazioni, con diversi aspetti positivi, fra cui:

  • Parto anticipato fino a 3 mesi (età al primo parto ideale a 24 mesi), con conseguenti minori costi di mantenimento della rimonta;
  • Gelsinger et al. nel 2016 hanno condotto una meta-analisi determinando che effettivamente avere incrementi ponderali giornalieri compresi fra 0,5 e 0,9 kg/giorno o superiori ha contribuito a migliorare le prestazioni in prima lattazione, a maggior ragione se combinati con una corretta gestione post-svezzamento e soprattutto se i vitelli hanno mantenuto un buono stato di salute.

Ci troviamo però all’interno di una triangolarità che dipende da più concetti: il fabbisogno nutrizionale, la crescita e la composizione corporea, lo sviluppo mammario e la produzione di latte.

Quando conviene far crescere la vitella?

Le settimane successive allo svezzamento sono fondamentali per favorire l’aumento di peso corporeo grazie alla migliore efficienza alimentare (grafico 3: Bach et al, 2021).

Grafico 3: Il grafico elaborato da Bach et al. descrive: ADG) incremento ponderale giornaliero; BW) peso vivo in kg; Cost) costi; Cost of gain) euro spesi per ottenere l’incremento di 1 kg di peso vivo. L’incremento giornaliero medio cala all’aumentare dell’età in quanto la crescita tende a rallentare, e dunque aumentano i costi per giorno.

In questa prima fase di accrescimento, inoltre, l’animale accumula proteina in maniera costante in rapporto al peso vivo e non grasso, la cui curva inizierà ad incrementare dopo il raggiungimento dei 250 kg di peso vivo (Van Amburgh et al., 2019 – Grafico 4).

L’eccessivo ingrassamento andrà a compromettere la carriera produttiva diventando la principale causa di patologie metaboliche nel post parto e dando riduzione della produzione di latte a causa delle infiltrazioni di grasso in fase di sviluppo della mammella.

Grafico 4: Il grafico elaborato da Van Amburgh et al. mette in luce l’efficienza di conversione in massa magra sulla composizione corporea (EBG) nelle prime fasi di crescita, mentre dopo lo svezzamento aumenta molto l’accumulo di tessuto adiposo.

 

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